" Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù".
Una Santa Albanese, di nome Madre Teresa
(1910 - 1997)
La Chiesa Madre

La chiesa madre di impianto seicentesco è stata di recente restaurata in stile greco- bizantino e conserva al suo interno una iconostasi di stampo veneto cretese.La messa viene ancora oggi celebrata con le funzioni e i paramenti sacri che ricordano i costumi bizantini.
Particolare ed interessante è la scenografica cerimonia nuziale. I due futuri sposi si presentano al Sacerdote davanti alla porta della Chiesa, l’uomo a destra, la donna a sinistra. Sull’altare vengono disposti i loro anelli vicini.. Il Sacerdote domanda loro se di libera volontà desiderano unirsi. Ricevutane risposta affermativa, traccia tre segni di croce sulle loro teste e porge loro due ceri accesi, quindi li fa entrare nel Tempio, mentre incensa a forma di croce.
Segue la consacrazione della coppia sulla quale il celebrante stende un velo che, avvolgendola, indica la benedizione dello Spirito Santo. Sul capo dei due vengono poi posate due corone d'alloro, che rappresentano la perfezione e la gloria reciproche. Dopo l'incoronazione, il sacerdote offre agli sposi pane e vino, contenuto in un solo bicchiere, che viene poi frantumato a simboleggiare l'indissolubilità del matrimonio.La Chiesa di San Rocco
La Statua di san RoccoSan Rocco, di origini nobili francesi (Montpellier), come S.Francesco lasciò tutte le sue richezze, diventando terziario francescano, impegnandosi a vivere i voti di povertà, castità, obbedienza.
Profuse la sua opera a favore degli appestati e quali atroci sofferenze dovrà a sua volta patire quando il morbo lo colpirà presso Piacenza. Mentre presta servizio in un ospedale a Piacenza, in sogno gli compare un angelo che, in nome di Dio, gli dice:"Rocco, per amor mio hai patito tanti disagi... Ora dovrai soffrire i tormenti e gli strazi del corpo". Rocco si sveglia divorato dalla febbre: è appestato. Ricoverato in ospedale attende la morte; ma i giorni passano, la morte non sopraggiunge e le sofferenze aumentano. Gli altri malati, guariti da Rocco, non sopportano più la sua presenza; allora egli lascia l'ospedale. S'incammina verso la campagna, respinto dal popolo che prima egli aveva guarito. Si rifugia in una casupola abbandonata, vicino ad una sorgente; al cibo provvederà il Padre celeste in modo singolare.
La storia del cane di San Rocco
Gli uomini trattano Rocco "come un cane", ed è proprio un cane che riscatta la categoria trattando Rocco "come un uomo". Il cane in questione (che la tradizione vuole si chiamasse "Reste") fa parte della muta del nobile Gottardo Pallastrelli, signore del castello di Sarmato; un giorno Gottardo vede il suo cane prendere un pane dalla tavola e scappar via. La scena si ripete per più giorni e allora il padrone, incuriosito, lo segue e scopre così il rifugio di Rocco al quale, malato e sofferente, il cane porta il pane rubato. Il nobiluomo prende Rocco con sè e lo cura. La santità di Rocco è contagiosa come la peste: Gottardo rinuncia ai suoi beni e presta il suo servizio ai malati. Gottardo è il primo "discepolo" di San Rocco.

La chiesa di San Rocco, costruita dopo la peste che colpì Castroregio nel '600 contiene nel suo interno le statue lignee di San Rocco e San Gaetano.


